(di Ferdinando Renzetti)
Casalincontrada è il mio paese in Abruzzo. E' appoggiato in un enorme banco di argilla sabbiosa, tra l'Adriatico e il massiccio della Maiella. Nel territorio comunale vi è stata ampia diffusione dell'architettura in terra cruda in tempi relativamente recenti. Infatti se analizziamo i dati del catasto onciario del 1746 scopriamo che esistevano solo 21 case rustiche, probabilmente in pietra, 3 case rurali e 1 pagliaro. Tutti i braccianti vivevano all'interno del borgo e si recavano tutti i giorni a piedi con l'asino o il mulo al proprio podere. Agli inizi del 1900, il noto intellettuale casalese Cesare de Lollis riferisce in un suo scritto di una sua passeggiata nelle campagne di Casalincontrada descrivendo così l'attraversamento di un piccolo villaggio:
Quando infilo la solitaria via tracciata dall'uso non una casa di mattoni, tutte di argilla cruda, piccolissime le finestre, quasi sempre una scala a pioli che conduce dal pianterreno al piano superiore, a qualche metro di distanza il rustico pozzo, di grezzi sassi l'orto ma che divino spettacolo, in aprile i meli e i ciliegi in fiore a ridosso di queste cosi' grezze catapecchie...".
Quindi si sono costruite tantissime case di terra, il fenomeno trova la sua massima espressione durante il ventennio del regime fascista, soprattutto durante la famosa politica sociale autarchica denominata campagna del grano quando vengono coltivati tutti i terreni anche quelli più ripidi e scoscesi. Quindi siamo passati da sole tre case rurali a circa trecento. Oggi ne sopravvivono ancora un centinaio circa.
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